Normalmente pensiamo ai colonizzatori come a grandi paesi, e ai colonizzati come nazioni più piccole e più deboli. Ma non è sempre così. La colonizzazione non necessita dell’occupazione. Serve semplicemente l’assoggettamento del colonizzato. Con ambizione, informazioni e pianificazioni migliori, e la giusta mentalità, nazioni più piccole possono (e in passato hanno potuto) colonizzare e dominare paesi più grandi e sulla carta più potenti.

L’India è stata colonizzata con successo dalla piccola Gran Bretagna nel diciottesimo secolo. Il veicolo per la colonizzazione fu la Compagnia delle Indie Orientali. Fu solo a seguito dei moti indiani che la Gran Bretagna agì direttamente e mandò truppe per instaurare l’impero anglo indiano. Nei due secoli seguenti l’India è stata svuotata della propria ricchezza, la sua economia fu ristrutturata per sostenere le necessità e le ambizioni globali dell’Inghilterra, e il sui popolo militarizzato per combattere e morire agli ordini della corona britannica. I leader indiani che vollero prendere parte a quest’avventura restarono al potere; quelli che non condividevano questi piani vennero distrutti o emarginati.

In modo simile, Israele oggi sta seguendo la stessa procedura per colonizzare gli Stati Uniti, un’azione che è cruciale ai fini della sua proiezione globale e dell’espressione della propria potenza. I passi che Israele sta compiendo sono visibili a tutti (come lo erano i progetti britannici riguardo all’India) e tuttavia è estremamente difficile unire tutti i puntini nel momento in cui questa conquista è in corso. O riuscire a farci qualcosa.