lunedì 5 maggio 2014

Arrivano 29 sementi “open source”. Sono riseminabili e non possono essere brevettate

sementi di ortaggi open source non brevettabili

Sementi di ortaggi e di cereali non brevettate e non brevettabili. Negli Stati Uniti vengono rese disponibili in questi giorni 29 varietà di zucchini, zucche, cavolo nero, orzo, farro, insalata, carote, peperoni, orzo eccetera riseminabili e gratuite come il software open source: nel senso che chi le usa si impegna a non trasformarle in un prodotto su cui detiene i diritti commerciali. Idem per le eventuali nuove varietà da esse derivate.

Si tratta di un evento in grado di modificare – almeno potenzialmente – le regole che negli ultimi decenni presiedono alla produzione del cibo: ossia il netto predominio delle varietà ibride create dalle aziende sementiere. Le sementi degli ibridi sono da acquistare (e da pagare) ogni anno dal momento che le piante figlie non mantengono le caratteristiche delle piante madri: in questo senso si tratta di varietà non riseminabili, al contrario di quelle che vengono dagli Stati Uniti e che sono disponibili per la spedizione anche in Italia.


Per avere le sementi bisogna pagare (25 dollari, circa 18 euro, per un assortimento di 15 varietà) ma è un investimento che si fa una tantum, data appunto la riseminabilità: esattamente come ai tempi dei nonni e dei bisnonni. Il progetto si chiama Open Source Seed Initiative, ha l’appoggio dell’Università del Wisconsin ed è nato tre anni fa ad opera di contadini e di organizzazioni non governative preoccupate per la riduzione delle sementi prive di diritti commerciali.

Non è vietato vendere le sementi “open source”, ma in pratica esse non hanno valore commerciale: chi acquista – per dire – una di queste zucche, uno di questi peperoni vi trova dentro i semi da cui può trarre un nuovo raccolto.

L’obiettivo è di creare una sorta di mondo parallelo rispetto a quello delle varietà su cui le aziende detengono diritti: mettere a disposizione del materiale genetico ulteriormente migliorabile ad opera di chi vorrà impegnarsi nella selezione e che continuerà a rimanere, anche in quel caso, di pubblico dominio.

Le sementi “open source” possono essere l’ideale per chi coltiva un orto domestico. Il problema, semmai, è che con i cavoli, l’insalata ed il farro non si sfama il mondo. Al momento, fra le sementi non brevettabili non figurano grano, mais, riso, soia: i pilastri della produzione del cibo e dell’industria sementiera.


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fonte: http://blogeko.iljournal.it/arrivano-29-sementi-open-source-sono-riseminabili-e-non-possono-essere-brevettate/79080

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