venerdì 31 ottobre 2014

Gesù e Il Suo Mistero

Gesu CristoSono molti i libri, tanto di storia, antropologia, filosofia e religione che si interessano in diversi modi della magica figura di questo personaggio, reale o immaginario, poiché ha affascinato tutti i campi da dove lo si è studiato.

Tra tutte queste informazioni di cui disponiamo cercheremo di scegliere in maniera didattica una correlazione di fatti e di figure storiche che sono stati importanti e hanno segnato, senza dubbio, la traiettoria individuale e collettiva dei paesi che erano implicati.

Come premessa al presente lavoro diciamo che la nomenclatura delle date che utilizzeremo saranno, così come molti autori moderni già fanno, a.e.c., avanti l'era comune, e d.e.c. , dopo l'era comune, per evitare le ufficialmente stabilite di a.C. e d.C. , avanti Cristo e dopo Cristo, non trovandoci d’accordo con questa terminologia, poiché si usa in maniera monolitica e parziale, senza tenere in conto che Cristo non è una persona ma bensì una forza che spiritualizza colui che è capace di incarnarla. Pertanto Cristi, Unti, ce ne sono stati molti e concepire che solo ed unicamente è esistito il Cristo Palestinese nella figura di Gesù è incominciare non essendo eclettici con la nostra maniera riposata di contemplare la storia.

Quello che non possiamo discutere è che la figura di Gesù si concepisce dentro il popolo ebraico, pertanto è completamente necessario fare una breve pausa al fine di conoscere lo stesso.

Giacobbe ei suoi figli
Il popolo ebraico incomincia ad avere entità come tale con le dodici tribù che formano i dodici figli del patriarca Giacobbe (colui che resistette all'angelo del Signore tutta la notte e per la sua testardaggine cambiò il nome ad Israele): Asher, Beniamino, Giuda, Dan, Gad, Issachar, Giuseppe, Levi, Neftali, Ruben, Simeone e Zabulon. Le tribù di Ruben, Simeone, Levi e Giuda avevano oltre ad un Patriarca una madre comune e questo fece sì che si formassero alleanze di maggior peso tra esse; in realtà, il termine ebreo viene dall'ebraico yehudi che servì per denominare i membri della tribù di Giuda in un principio e dopo gli abitanti della Giudea che era il nome che davano a quel territorio palestinese, mentre lì gli ebrei che ci vivevano lo chiamavano “Eretz Israel”, paese di Israele.

Davide e Salomone, suo figlio
L'epoca di maggiore splendore arriva nel sec. X a.e.c. col re David e con suo figlio Salomone, costruttore del primo Tempio di Gerusalemme. Il re assiro Sargon III distrugge il regno di Israele nel 721 a.e.c. e include il territorio come una delle sue province fino a che il re Nabucodonosor II la conquista nel 597 a.e.c.; da allora le rivolte si succedono ma il dominatore è più forte e nel 586 a.e.c.. arriva fino a Gerusalemme e distrugge il Tempio, simbolo per eccellenza del paese, deportando migliaia dei suoi abitanti a Babilonia. È qui dove questo popolo, ribelle ovunque vada, forma una gran colonia con coloro che già vivevano in questi territori per le deportazioni e migrazioni che avevano avuto luogo dopo la caduta del regno di Israele nel 721 a.e.c.

Tra le loro fila nasce il profeta Ezechiele, che occupò la leadership di questa comunità babilonese mantenendo la sua unione cambiando la patria politica con una spirituale, essendo il rituale e la tradizione quello che incominciò ad imperare nella vita degli esiliati. Gli scribi prendono protagonismo e mettono sulla pergamena le loro leggi e tradizioni. Un'aria di speranza comincia a fomentare la mente ed il cuore di tutti i suoi membri: l'appartenere ad un popolo, unito dalla sua fede, senza territorio, ma con un'idea chiara, quella di tornare presto o tardi alla sua amata patria e ricostruire nella città di David il glorioso Tempio che in tempi già lontani eresse suo figlio Salomone.

Ed il tempo arriva, se la fiamma della speranza non svanisse per essere stata mantenuta viva controvento. Appena passati 70 anni, nel 539 a.e.c. il re Ciro II “Il Grande” sale al potere ed autorizza ogni membro del popolo ebraico che lo voglia, al ritorno alla terra dei suoi antenati. Raccontano le cronache che al comando di Zorobabel, un principe della stirpe di David, 42.360 ebrei, 7.337 schiavi, cavalli, muli, cammelli ed ogni tipo di utensili si misero in moto e due anni più tardi arrivarono al loro amato destino, costruendo sulle rovine del primo Tempio il secondo ed ultimo di essi, fatto che si consumò, essenzialmente, nel 516 a.e.c., data che segna la vera fine dell'esilio babilonese (dal 586 al 516 a.e.c.). Durante i secoli che ci rimangono fino a riallacciarci con l'epoca di Erode Il Grande (secolo I a.e.c.), ci furono altre migrazioni benché non fossero della taglia di questa, ma sì conviene segnalarne un altra importante che fu capitanata da un famoso maestro e scriba chiamato Esdra.
Nabucodonosor e Babilonia

Il Tempio per gli ebrei ha rappresentato una pietra miliare di importanza capitale, come La Mecca, secoli più tardi, per il popolo musulmano. Tanto è vero che attualmente non si è ricostruito per la terza volta dalla distruzione nell'anno 70 d.e.c. ad opera del generale romano Tito, e la loro venerazione per il Tempio al giorno di oggi la manifestano nel “Muro del Pianto” che è ciò che rimane di quel secondo Tempio.

Flavio Giuseppe nel libro V, cap. 5 de “La Guerra degli ebrei” ci descrive con dettaglio il secondo ed ultimo Tempio, incominciato nell'epoca di Zorobabel e ultimato, nella sua totalità, nel 414 a.e.c. Malgrado questo rivestisse maggiore modestia che il primo, era una gran costruzione per il tempo secondo quanto ci racconta:
Il Tempio di Salomone
...Il posto più sacro del tempio stava in mezzo, e ad esso si arrivava con dodici gradini... Tutto l'edificio era diviso in due parti, ma solo la prima parte si offriva agli sguardi. La sua altezza era di 80 gomiti, circa 37 metri, la sua larghezza di 20 gomiti, circa 8,20 metri, e la sua longitudine di 50 gomiti, circa 20,5 metri... L'entrata che si trovava in questa prima parte dell'edificio, come la sua parete, era foderata d’oro; nella parte alta aveva tralci dorati i cui grappoli possedevano le dimensioni di un uomo... La parte interna sembrava più bassa dell'esterna e possedeva porte d’oro di 55 gomiti di altezza, circa 22,5 metri, per 16 di larghezza, circa 6,6 metri. Li copriva un velo delle sue stesse proporzioni. Era una tenda babilonese, azzurra, bianca, granello e cremisi, meravigliosamente realizzata...
...Quando si entrava nel tempio si trovava un recinto di 60 gomiti di altezza, circa 24,6 metri, e di uguale longitudine, essendo la sua larghezza di circa 20 gomiti, circa 8,20 metri. I 60 gomiti di longitudine si trovavano divisi. La prima parte, di 40 gomiti, conteneva tre cose famose ed ammirate da tutta l'umanità: il candelabro, il tavolo, dei pani della proposta e l'altare dell'incenso. I dodici pani del tavolo significavano i segni dello zodiaco e l'anno. L'altare dell'incenso coi suoi tredici aromi differenti, portati da terre lontane, allegorizzavano Dio come padrone di tutto quello che c'è nell'universo ed in segno che tutte le cose lo servivano. Il posto più recondito del Tempio misurava 20 gomiti, circa 8,20 metri. Era separato della stanza anteriore da un velo. Non vi era niente in esso. Era inaccessibile, inviolabile ed invisibile: era chiamato il Sancta Sanctorum...”
Il popolo ebraico si trovava disseminato per l'Egitto, Siria, come per molte delle città costiere del Mediterraneo, perché tutte, o quasi tutte, erano elleniche e si svilupparono come repubbliche indipendenti. Questo era tremendamente mischiato con l'ellenismo imperante in tutti questi territori; tanto è vero che tra il secolo II e I a.e.c. ad Alessandria, faro indiscutibile di cultura, si incominciò a tradurre il canone biblico dell'ebraico al greco, quello che anni più tardi fu chiamato “Dei settanta” perché parteciparono, come raccontano, 6 esperti ebrei per ognuna delle tribù, essendo questa traduzione quella che Origene inviò a Geronimo, in seguito all'incarico che aveva avuto da Papa Damaso nel secolo IV d.e.c. per la sua traduzione al latino di tutti questi testi che passarono a conoscersi come La Vulgata. Galilea, in questo tempo, è un territorio indipendente ed era conosciuta come “Galilea dei Gentili” per il suo insignificante numero di ebrei che l'abitavano, benché con l'arrivo della reggenza maccabea c’è un ritorno alla giudaizzazione, con una chiara imposizione delle loro norme ed abitudini, tale e come lo raccontano i grandi storiografi che si sono dedicati a studiare fino all'ultimo dettaglio tutte queste questioni.

Erodoto
Lo stato della Giudea fino al 161 a.e.c. è un insignificante territorio perso in un gran paese come la Siria. Erodoto, nonostante fosse molto minuzioso nelle sue cronache non lo menziona mai se non come “i siriani della Palestina”. Da questa epoca si sviluppa una rivolta capeggiata da Giuda e Gionatan Maccabeo che prende come la polvere da sparo e che è mantenuta durante lunghi anni da Giovanni Ircano, Giuda Aristobulo ed Alessandro Gianneo, riacquistando il popolo ebraico i rimpianti anni di splendore che ebbero con Salomone, recuperando un territorio di estensione simile a quella di quei gloriosi tempi. Tornando a recuperare il regno di Israele con la dinastia dei Maccabei, si arrivò a fondare una Palestina ebrea, spargendo nel paese un orgoglio di nazione che mai avevano conosciuto sino ad allora. Con i re erodiani e la dominazione romana si perse tutto, fino al territorio che li aveva ospitati durante centinaia di anni come posto di insediamento, passando ad una diaspora che non abbandonarono fino a che per decisione delle Nazioni Unite nell'anno 1948 si tornò a concedere loro il diritto di abitare come nazione in parte dei territori che oggi tutti conosciamo come Israele.

Da quando i romani arrivano nella zona nell'anno 65 a.e.c. per mano di Pompeo fino all’avvento del famoso re Erode “Il Grande”, chiamato così dagli storiografi ellenici, nel 37 a.e.c., quello che era stato il Paese di Israele era ridotto ad un deserto. I morti si contavano a migliaia e l'odio verso questo re edomita, poiché Erode era della regione di Edom, più amico dei gentili che del suo popolo, si ingrandisce fino a limiti insospettati, soprattutto nella regione di Galilea, dove gli zeloti e i sicari resisterono come veri baluardi di una rivoluzione nella quale in pochi credevano e solo il cielo dava loro speranza pregando per un Messia che ponesse fine a tutti quei nemici del paese che era stato fedele alle Alleanze dei suoi Patriarchi.

Ai tempi di Erode, il Sinedrio smise praticamente di esistere. Gli era permesso solo di abbordare questioni religiose senza importanza. Il Sommo Sacerdote era insediato e deposto da questo “schiavo edomita”, come lo qualificavano i suoi sudditi.

Nel popolo ebraico si generò un odio che si estese ai romani, poiché essi erano quelli che lo mantenevano al potere; tanto è vero che a volte era sinonimo dire “il regno di Edom o quello di Roma” per rappresentare nemici comuni.

Nell'anno 31 a.e.c. ci fu in Giudea un terremoto che uccise migliaia di persone, circa 30.000 raccontano le cronache. Gli anni 25 e 24 a.e.c. furono anni di penuria in generale, poiché la fame, le piaghe e le pestilenze si accanirono contro i più poveri. In tutto questo il popolo non vedeva altro che segnali dei “tormenti del Messia”, come chiamavano e concepivano i tempi del suo imminente arrivo, spiegando tutte questi penurie con i dolori del parto affinché si realizzasse la venuta.

E non furono pochi i candidati che in maniera più contundente, o in forma più spiritualizzata, si eressero come tali, dietro una libertà che il popolo chiedeva.

Con questi pochi esempi, l’unica cosa che voglio è avvicinarmi ai dati storici in forma imparziale, affinché il nostro intendimento possa discernere al riguardo, ma senza diminuire il valore interno ed esoterico che contiene la storia che è chiamata tra i cristiani sacra, con la libertà di credere se è reale o inventata. Quello che sì possiamo affermare è che nonostante la manipolazione che ha avuto durante i tempi, rimangono ancora invariabili chiavi di inestimabile valore per l’innalzamento del genere umano.

Concilio di Nicea
Comunque dobbiamo mostrarci critici osservando come si siano omogeneizzate le Scritture nel Concilio di Nicea, primo incontro che ha carattere di ecumenicità ed universalità, dove si decisero con forza elementi tanto importanti come quello che d’ora in poi andava ad essere il canone di testi che si sarebbe convertito in ufficiale e gli altri proscritti o anatematizzati, secondo le cronache, poiché i verbali sono inavvicinabili; infatti si dovette sceglierne 4 dei 270 presentati. Questi si misero sul tavolo centrale della sala conciliare affinché sotto chiave passassero la notte nel più assoluto silenzio, e con l'aiuto dello Spirito Santo, tutti i vescovi chiesero il Gran Giudizio di Dio; così si fece e alla mattina seguente, quando l'addetto della chiave aprì la porta, tutti i libri erano al suolo eccetto i quattro che si trasformarono in quelli che oggi conosciamo come canonici. In questo concilio si fissò anche la Settimana Santa. Si ottenne un testo del cosiddetto Credo Niceno e si incominciarono a combattere le eresie di tutti coloro i quali non erano disposti ad accettare che Gesù fosse Gesù Cristo, il Figlio unico di Dio, la seconda persona della Trinità. Si combatté l'Arianesimo ed il Monofisismo, lasciando chiaro a queste due dottrine che Gesù Cristo fu vero uomo e vero Dio, ed a partire da questo momento incominciò il calvario, non certo per quell’Uomo che difendevano come inviato dell'Eccelso, bensì per tutti coloro che lo mettevano in dubbio o non l'avevano tanto chiaro.

Dobbiamo tenere in conto che le correnti filosofiche e religiose del momento, ellenistiche per la maggior parte, si incentravano in culti mitici molto antichi, denominati pagani dall'emergente casta sacerdotale, come quelli di Dionisio-Osiride, Mitra, Orfeo. C'erano egualmente già alcune correnti molto poderose che avevano fuso questa tradizione con la cristiana e che la storia e gli eresiologi hanno chiamato gnosis cristiana dove si racchiudevano i misteri e le chiavi universali che altre culture avevano sperimentato già con loro proprie idiosincrasie.

La tradizione attraverso i maestri dei misteri pagani parlano di: EIDOLON come la materializzazione del nostro corpo, così come della personalità incarnata, poiché l'iniziato si sente a sé stesso come tale, e il DAIMON come la parte spirituale che annida in ognuno di noi, benché l'iniziato che è stato illuminato e scopre il suo Daimon Individuale si rende conto che questo è una parte del Daimon Universale, o, ugualmente detto, che tutte le anime fanno parte dell'anima di Dio che è unica; pertanto, conoscere sé stesso è conoscere Dio. Ottenere questo stato, denominato di EPOPTAE, sarebbe ottenere la Gnosis.

Dio e uomo

Clemente di Alessandria (Pedagogo 3,1) scrive: “Conoscere se stesso è la più grande di tutte le discipline; perché quando un uomo conosce sé stesso, conosce Dio”.

Reflexion
Il saggio gnostico Monoimo (citato da Mead 1906, p. 223), fa questa bella esposizione quando si riferisce alla conquista di questa parte spirituale in noi: “Cercatelo prendendo voi stessi come punto di partenza. Verificate chi c’è dentro voi che si impadronisce di tutto e dice: ‘il mio Dio, la mia mente, il mio pensiero, la mia anima, il mio corpo '. Verificate le fonti del dispiacere, del godimento, dell'amore, dell'odio, del risveglio benché non vogliate, e del sonno benché non vogliate dormire, e della rabbia benché non vogliate irritarvi e dell'innamoramento benché non vogliate innamorarvi. Se investigate accuratamente queste questioni, lo troverete in voi stessi”. Pertanto, quando lo gnostico o il “conoscitore” scopre il Daimon si ubica nella realtà di essere arrivato all'anima dell'universo, alla coscienza che abita in ognuno di noi. Secondo questi stessi saggi, quando scopriamo chi siamo, giungiamo alla conclusione che l’unica cosa che c’è è Dio.

Dionisio
In che cosa consisteva il mito di Dionisio? R.A. Segal ce lo svela: “Il giovane dio Dionisio fu intronizzato non appena era nato in una grotta dell'Isola di Creta. Ma i Titani gli diedero un specchio per distrarre la sua attenzione, e mentre il bambino si guardava e rimaneva affascinato dalla sua propria immagine, lo fecero a pezzi e lo divorarono. Solo il cuore del dio si salvò. Questo vuol dire che Dionisio, vedendo il suo eidolon, il suo riflesso nello specchio, in un certo senso si sdoppiò e sparì all'interno dello specchio e in questo modo si disperse nell'Universo. Secondo i saggi orfici, questo significa che l'anima del mondo si divide e disperde per mezzo della materia. Ma lo spirito del mondo rimane indiviso e puro da ogni contatto con la materia. Scoprendo il crimine, Zeus distrusse i 12 Titani e con le loro ceneri creò il genere umano. Questo mito spiega come la scintilla divina si manifesta in primo luogo in dodici uomini archetipici, i segni dello Zodiaco, e dopo nella moltitudine di esseri umani che nascono sotto l'influenza di uno o un altro dei segni. L'Ultima Cena è un sacrificio di questo tipo, nel quale il corpo di Gesù è consumato simbolicamente dai suoi 12 seguaci.
La ultima cena 
 
Isis e Osiris
In molti dei miti Osiride-Dionisio muore smembrato. In ciò può vedersi la simbologia del grano che si disfa sotto la battitura per trasformarsi posteriormente in pane e quel pestare dell'uva che soccombe per produrre vino. Il mito osiriaco va più in là e vediamo Osiride smembrato da suo fratello Set, personificazione del Male e Iside, sua sposa, che cerca senza riposo i pezzi per tornare ad unire la cosa dispersa (religare), che sarebbe percepire l'Uno in Tutto nel sentiero spirituale. (“Io sono quello che il Creatore è; dunque io sono la Presenza in tutto ciò che è creato”).

Nella Pistis Sophia il Gesù resuscitato, o il Gesù morto per il mondo, insegna che solo qualcuno che si è trasformato in un Cristo conoscerà la Gnosis suprema del Tutto.

“Il corpo è una tomba” dice Platone nel Fedone. Gli iniziati che sperimentavano la resurrezione mistica riconoscevano la loro identità vera come il Cristo e scoprivano, come le donne nella storia di Gesù, che “la tomba era vuota”. Cerchiamo l'identità reale ed il corpo non è un'identità reale, perché è l'eidolon che vive e muore; cerchiamo il Testimone Eterno, punto di appoggio che Archimede tentava di trovare per esercitare la leva che rovescerebbe il mondo conosciuto e ci darebbe sempre accesso alla sensibilità di quell'altro mondo non-nato ed imperituro.

Gesù ressurecto
Approfondendo un po' in questa questione, diremo che la versione originale del Vangelo di Marco, la cronaca più antica della storia di Gesù, non parlava per niente della resurrezione. Il relativo a questo episodio si aggiunge posteriormente, come credono molti eruditi nel tema. Pertanto, questo vangelo finirebbe quando le donne trovano il sepolcro vuoto. I vangeli gnostici incominciano dove finiscono gli ortodossi, poiché non si occupano della sua vita bensì dei suoi insegnamenti. Questo può farci pensare che la storia raccontata nei vangeli fosse per attrarre i principianti alla strada spirituale, poiché quegli insegnamenti potevano portare gli stessi fino al sepolcro vuoto, insinuazione dei misteri esterni, ma una volta arrivati a questo punto potrebbero condividere i misteri interni, o cosa uguale, gli insegnamenti del Cristo resuscitato, abilitandosi attraverso la loro propria esperienza mistica diretta e un cammino di morte e resurrezione iniziatica per potere arrivare al riconoscimento della loro identità reale più profonda, l'eterno Daimon universale, il loro Cristo Intimo.

Dentro il cristianesimo gnostico esistevano alcuni livelli di iniziazione con queste corrispondenze.
Livello iniziazione Livello di identità Descrizione Gnostica Elemento
Ilico Ident. Fisica Eidolon Corpo Terra
Psichico Ident. Psicologica Eidolon Spirito Falso Acqua
Pneumatico Ident. Spirituale Daimon Spirito Aria
Gnostico Ident. Mistica Daimon Potere Luce Fuoco

I livelli di Coscienza, tanto per i pagani come per i cristiani, erano vincolati da una forma simbolica agli elementi. E le iniziazioni che portavano da un livello ad un altro si simbolizzavano con i battesimi:
Santo Spirito
  • IL BATTESIMO CON L’ACQUA simbolizza la trasformazione della persona ilica che si identifica esclusivamente col corpo, con la personalità e la psiche.
  • IL BATTESIMO CON L’ARIA simbolizza la trasformazione dell'iniziato psichico in pneumatico perché si identifica col suo Daimon, l'Essere dentro la terminologia gnostica attuale.
  • IL BATTESIMO CON IL FUOCO rappresenta l'iniziazione finale che rivela agli iniziati pneumatici la loro vera identità come Daimon Universale, il Logos, il Cristo Interno, il “Potere Luce”: “La luce vera che illumina ogni uomo che viene a questo mondo”, Giov.1,9, “Il testimone interno”.

Gli iniziati, tanto pagani come cristiani che entravano nei misteri di Gesù, trovavano tre pietre miliari interpretative che davano loro le chiavi necessarie e sufficienti man mano che avanzavano nella loro iniziazione, questi si postulavano come: LETTERALE, MITICO e MISTICO.

Mistica
LETTERALE: I cristiani psichici avevano sperimentato il primo battesimo dell’acqua ed erano stati iniziati nei misteri esterni del cristianesimo. Interpretavano la storia di Gesù come la cronaca vera di una persona che letteralmente ritornò dai morti.

MITICO: I cristiani pneumatici avevano sperimentato il secondo battesimo dell’aria, alito sacro o spirito sacro, essendo stato iniziati nei misteri interni del cristianesimo. Interpretando la storia di Gesù come un mito allegorico che racchiudeva insegnamenti cifrati sul sentiero spirituale per il quale camminava l'iniziato.

MISTICO: Il grado raggiunto in questo battesimo, quello del fuoco, era quello di gnostico, per avere riconosciuto la sua identità come un Cristo, Logos o Daimon universale. Trascendevano la necessità di qualunque insegnamento, compresa la storia di Gesù, poiché avevano scoperto che la Loro parola è il Cammino e il Loro corpo Fraternità.

Finiremo con un testo di Origene, dalla sua Filocalia, che dice: “si sono commessi molti errori, perché la maggior parte dei lettori non hanno scoperto il metodo corretto di esaminare i testi...Il metodo corretto consiste in comprendere i tre livelli in cui agiscono le Scritture. Il più basso è l'interpretazione letterale. Il seguente livello per chi abbia avanzato un po', è un livello allegorico che edifica l'anima. L'ultimo livello che rivela la gnosis, è per chi sia stato perfezionato dalla legge spirituale...Seguendo questo triplice sentiero, l'iniziato cristiano avanza dalla fede alla gnosis”. Origene (185-254 d.e.c.), nacque ad Alessandria, studiò filosofia con Plotino sotto il magistero di Ammonio Sacca. Si fece alunno di Clemente di Alessandria e si castrò in accordo a Matteo 19,12. Considerato tradizionalmente come letteralista, malgrado le sue opere abbiano molto più di gnosticismo, fu condannato in maniera postuma come eretico dalla chiesa romana nel secolo V.

Cristo 
 
Scritto da Editore VOPUS   

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