martedì 24 marzo 2015

La Pirelli parla cinese


Nella notte è stato firmato l'accordo che prevede l'ingresso del colosso chimico ChemChina nella Pirelli, che porterà il gruppo controllato dal governo di Pechino a detenere la maggioranza dell'azienda italiana.

Si tratta di un'operazione da 7,4 miliardi di euro. China National Tire&Rubber, e la sua controllante ChemChina, hanno definito l'intesa con Camfin (Tronchetti Provera, Unicredit, Intesa Sanpaolo e la russa Rosneft), attualmente titolare del 26,2% di Pirelli, per la vendita di questo pacchetto azionario al prezzo di 15 euro per azione a BidCo.

Un accordo che per il numero uno della Bicocca, Marco Tronchetti Provera, "rappresenta una grande opportunità per Pirelli".
Tra le novità, spunta un vincolo all'italianità dell'azienda: per poterne spostare il quartier generale e determinare "il trasferimento a terzi della proprietà intellettuale di Pirelli" sarà necessaria una maggioranza rafforzata che superi il 90% del capitale.
SOPHIA LOREN nel calendario Pirelli 2007
© East News/Allpix Press - SOPHIA LOREN nel calendario Pirelli 2007

Camfin venderà la sua partecipazione in Pirelli a una società di nuova creazione (una 'newco'), partecipata dai cinesi, re-investendo parte dei proventi incassati. Per questa transazione si conferma il prezzo di 15 euro per azione, che significa un totale di 1,9 miliardi. Nella società di nuova costituzione, Camfin reinvestirà parte dei proventi della vendita del suo 26,2%, arrivando al massimo al 49,9% del capitale.

Sarà ChemChina a "controllare e consolidare" la 'newco', non scendendo mai sotto il 50,1%. La newco intende lanciare un'Offerta obbligatoria a 15 euro per azione sul restante capitale di Pirelli. Prevista anche un'Opa volontaria sulle azioni risparmio, sempre a 15 euro, con l'obiettivo di arrivare almeno al 30% del capitale risparmio per procedere al delisting. Nel caso prevsito, ci sarebbe anche un cambio di governance: otto consiglieri saranno a nomina di ChemChina e otto a nomina dei soci russi e italiani. In caso di divergenze, il peso asiatico sarebbe maggiore visto che al presidente è affidato un voto 'doppio' se il board è spaccato a metà.

Intanto, Gian Maria Gros-Pietro, presidente del Consiglio di gestione di IntesaSanpaolo, ha dichiarato che l'accordo di Pirelli con ChemChina "non è il meglio, ma dove lo troviamo in Italia qualcuno che voglia contendere questa acquisizione ai cinesi?".
Sullo stesso tono anche il vice premier Romano Prodi, secondo cui "una delle poche grandi imprese ha cambiato padrone. Oggi la politica industriale si fa a Pechino. Lo dico per paradosso e siamo anche contenti, perché prima non arrivavano neanche i cinesi".

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