venerdì 27 novembre 2015

Il capo di al-Qaida in Siria era l’obiettivo dell’aereo russo abbattuto dai turchi

cartesyrie3
Usama Absi al-Waahidi, alias Abu Muhammad al-Julani, capo di Jabhat al-Nusra, ramo di al-Qaida, era presso il jabal al-Turqmani quando il Su-24 veniva abbattuto

Seguiamo la rotta del cacciabombardiere russo Su-24 decollato dalla base aera di al-Humaymim (Aeroporto internazionale Basil al-Assad). Sulla base delle informazioni russe fornite alla stampa mondiale, un Su-24 e un Su-34 erano decollati dalla base aerea, e con la copertura di quest’ultimo, polverizzarono diverse aree sul jabal al-Turqman, focolaio di terroristi filo-Erdoghan e simpatizzanti di al-Qaida. Dopo la prima sortita, gli aerei si diressero ad est, verso la provincia di Idlib, prima di virare di nuovo verso la zona della Siria occupata dai turchi di Hatay, a nord di Bunsiya.

Il velivolo fu avvicinato da 2 Lockheed-Martin F-16 armati di missili aria-aria AIM-120 AMRAAM sparati contro il Sukhoj Su-24 colpendolo sulla coda e distruggendolo. Non ci furono segnali radio da parte dei ratti turchi di Erdoghan. Non un solo messaggio. Invece, l’azione degli F-16 era simile a un agguato per compiacere i pedofili sauditi sconcertati dalla concatenazione di fallimenti e catastrofi che li affligge da mesi. Vi rivelerò presto perché i turchi hanno attaccato questo aereo.

Gli aerei non hanno mai sorvolato la Turchia, secondo le informazioni da fonti moscovite e siriane. In effetti, Vladimir Putin ha affermato nettamente che l’aereo era a 1 km all’interno del territorio siriano volando a 6000m sul livello del mare quando fu abbattuto. L’aereo colpito iniziò a precipitare in fiamme sulla regione del jabal al-Turqman, dove l’aereo aveva sganciato metà del carico, a 4 km dal confine turco. Il Tenente-Colonnello Oleg Peshkov, pilota, e il capitano Konstantin Murakhitin, navigatore, poterono lanciarsi ma finirono sotto il pesante tiro da terra dei selvaggi turchi che controllavano il terreno, appartenenti al gruppo terrorista chiamato Firqa al-Sahiliya al-Uwla, il cui capo era appena stato vaporizzato da un cacciabombardiere della SAAF, pochi minuti prima. Il pilota fu ucciso mentre scendeva con il paracadute, o fu catturato vivo e poi giustiziato.

Ogni atto perpetrato dai selvaggi turcomanni era in violazione della Convenzione di Ginevra, un innegabile crimine di guerra, tipico dei ratti turchi. Il navigatore, però, per fortuna giunse nella zona controllata dall’EAS, sollevando il pilota dell’elicottero Hip mentre si alzava per recuperare l’aviatore russo indubbiamente disorientato. Ma l’elicottero finì sotto il fuoco dei missili anticarro TOW statunitensi. L’elicottero atterrò per sicurezza, mentre era ancora in fiamme, ma un membro dell’equipaggio, un marines russo, era stato ucciso. Il destino del navigatore russo fu più felice del suo comandante. Ora è al sicuro a Lataqia grazie all’Aeronautica siriana.

Sorprendentemente, o per qualche coincidenza strana, 2 troupe televisive turche erano sul posto per filmare l’episodio. Un gruppo era dell’Anadolou News Agency, la fabbrica della propaganda di Erdoghan (lo stesso gruppo che ‘fortunosamente’ catturò la foto del bimbo morto nella spiaggia turca di Budrum, per sostenere l’operazione ’emigrazione di massa’ in Europa, azione in combutta tra Erdoghan e Merkel. NdT), e un altro della rete Haberturk TV, un’altra fabbrica di menzogne del culto Erdoghan.

Ma tali note non furono ancora rivelate. Syrian Perspective ha saputo che Abu Muhamad al-Julani, il criminale di guerra a capo di Jabhat al-Nusra/al-Qaida, era sul jabal al-Turqman al momento della prima sortita a sud del campo profughi Yayladaghi, che si affaccia sul bosco Furunluq. Al-Julani fu intercettato dall’Intelligence militare dell’Esercito Arabo Siriano abbaiare ordini e chiedere l’intervento dei turchi per non ritrovarsi mutato in poltiglia sanguinolente. I turchi, che non sono dei noti fini pensatori politici, pensavano che questo fosse il modo per trascinare la NATO nel far rispettare una no-fly zone, soddisfacendo gli scarafaggi sauditi. Ma la NATO non sembra essere caduta nello “stratagemma”.

Mentre il segretario della NATO ha dichiarato fedeltà ad Erdoghan, ha anche chiarito che la NATO ha notato il secondo fine turco e s’è spaventata. Una dichiarazione particolarmente risibile fu diffusa su come la Turchia avesse il diritto di difendere il suo spazio aereo; dimenticando che anche la Siria ha dichiarato il proprio spazio aereo inviolabile a fronte delle continue trasgressioni statunitensi ed alleate. Sono stato anche informato che al-Julani era arrabbiato perché un grande convoglio di autocarri che trasportava armi dal campo profughi stava per essere incenerito dai bombardieri russi una volta che gli equipaggi ne furono allertati. Potrebbe essere stato un problema preservare l’arsenale piuttosto che preoccuparsi della vita di un altro miserabile ratto.

Putin è un uomo di poche parole. Quando parla, però, intende dire quello che dice. Ci saranno conseguenze disastrose per tale “pugnalata alle spalle” da nazioni che sponsorizzano il terrorismo. Oggi si possono tranquillamente informare i nostri lettori che i due incidenti che hanno tormentato i russi, vale a dire l’abbattimento dell’aereo di linea russo sul Sinai e l’ultimo attacco alla sovranità russa e siriana, sono studiati con tipica cura slava.

Gli inquirenti russi in entrambi gli incidenti cercano accuratamente motivo ed autore reali dietro le quinte. C’è il sospetto che i burattinai siano gli squinternati sauditi che usano i loro forzieri (ora assai impoveriti) per ideare ogni tipo di atrocità immaginabile per la mente umana. Vedasi la risposta arrabbiata del Presidente Putin durante l’incontro con un altro sostenitore del terrorismo, re Abdullah II di Giordania. Si guardi il piede destro di Vlad mentre lo sciacallo giordano pontifica sull’importanza della lotta al terrorismo:


Zyad al-Fadil, Syrian Perspective

12304177 

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
https://aurorasito.wordpress.com/2015/11/26/il-capo-di-al-qaida-in-siria-era-lobiettivo-dellaereo-russo-abbattuto-dai-turchi/ 

Nessun commento:

Posta un commento